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La stagione dell'arte e dell'architettura palermitana che inizia alla fine dell'Ottocento e termina intorno al 1930, costituisce la prima età del modernismo a Palermo.
Quest'età è caratterizzata da un principio di perfetta fusione tra le arti in un tutto armonico (Gestalt Philosophie), che è la conclusione cui era giunto il dibattito internazionale sulla riforma delle arti decorative, dell'architettura e delle arti figurative.
Attorno ad Ernesto Basile, figlio di Giovan Battista Filippo, progettista del Teatro Massimo, ruotano pittori come Giuseppe Enea, Ettore De Maria Bergler, Michele Cortegiani, Rocco Lentini, e scultori come Antonio Ugo, Mario Rutelli e Giuseppe Geraci, in un rapporto di collaborazione che, grazie alla presenza di mecenati come i Florio o i Solvay, ha consentito di creare ciò che Leonardo Sciascia ha chiamato «una piccola capitale dell'art nouveau».
A differenza del "Liberty" nazionale, che traduce le tensioni ideologiche internazionali in un rinnovamento del repertorio figurativo, si ha a Palermo il manifestarsi di una nuova sensibilità, una reinterpretazione di architettura, pittura e scultura, che porta a nuove soluzioni sul piano simbolico-visivo: poichè l'architettura è fondamentalmente costruzione, la decorazione deve risultare omogenea con la struttura ed ispirarsi alla natura.

Villa Igiea, salone De Maria: pitture parietali

Villa Tasca d'Almerita, Mondello: vetrata policroma

Villa Igiea, salone De Maria: dettaglio di parete dipinta

Villa Igiea, salone De Maria: dettaglio di parete dipinta

Villino Favaloro: torretta a giorno

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