L'affermarsi di forme decisamente barocche si ha a Palermo
soltanto intorno alla metà del Seicento, ed è così che si aggiungono alle costruzioni
ancora improntate al rigorismo tardo cinquecentesco, ricche decorazioni e fastose
sovrapposizioni.
A Palermo operano, fra gli altri, due eccezionali architetti:
Paolo (1634-1714) e Giacomo Amato (1643-1732).
E' un fiorire di chiese, palazzi e ville, nelle quali si
impongono estrose forme geometriche: grandi scaloni costituiscono uno scenografico accesso
al piano nobile nelle ville di campagna, mentre cortili studiati con accuratezza
arricchiscono i palazzi di città.
Nel campo della pittura due avvenimenti di enorme importanza
sono il passaggio in Sicilia di Caravaggio e di Van Dyck, che ebbero un notevole influsso
sui pittori locali, tra i quali merita un posto di rilievo Pietro Novelli (1603-1647).
Insieme a questo, tra i grandi pittori del Barocco a Palermo,
si annoverano Guglielmo Borremans (1670-1744) e Vito D'Anna (1720-1769); quest'ultimo può
essere considerato il caposcuola dei decoratori siciliani della seconda metà del secolo.
Nel campo della scultura Giacomo Serpotta (1656-1732) e la sua
scuola occupano un posto a parte: gli stucchi, i putti che sorridenti si affacciano dalle
pareti, le figure allegoriche e alcune scene di battaglia, ornano numerose chiese ed
oratori della città.
L'opera di Ignazio Marabitti (1719-1797) è segnata dalla
plasticità della composizione e dall'eleganza dei ritmi, che raggiunge però, talvolta, i
limiti del virtuosismo.
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